Come nasce “Amar perdona”

Ricordo quando un anno al liceo si studiava Dante, a cui erano destinate le ultime due ore del martedì. Arrivati a giugno eravamo stremati, soprattutto dal soporifero tono con cui veniva letto “senza infamia e senza lode” il testo dal nostro professore. Il caldo e la noia, il desiderio di evasione… ci facevano essere tutti lontani anni luce da quello strazio.
All’improvviso il crocifisso che avevamo in aula si scollò, cadde in terra rompendosi e qualcuno fra noi borbottò a voce alta: “Prufssò, manc Crist’ c’a fa chiù!” (“Professore, nemmeno Cristo ce la fa più!”). Era proprio vero! Sbottammo tutti a ridere mettendo in difficoltà l’insegnante in cattedra così serioso e polveroso, chiaramente imbarazzato.
In realtà siamo stati sfortunati perché non ci fu trasmessa la passione per un testo tanto avventuroso e geniale. Dante sembrava una cosa per pochi capaci di sciropparselo, roba che noi umani mai avremmo potuto capire. Invece crescendo ho scoperto esattamente il contrario e venerdì ho ricevuto da un mio ex compagno di classe, ormai professore di lettere, questo messaggio relativo all’accoglienza che i suoi ragazzi hanno riservato ad Amar perdona. Cose che fanno piacere. E’ una piccola canzone, ma se l’avessi avuta all’epoca probabilmente mi avrebbe aiutato a sentire Dante e tanta altra cultura vissuta da molti come acquisizione, proprietà, qualcosa di meno distante.
Per fortuna gli anni del liceo sono passati. :)

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