Vivere lento

Vivere lento (2009) – 9 tracce – 32 minuti - Blue Bell Produzioni

1) A colei che è troppo gaia, 2) Billy the kid, 3) La rivoluzione,
4) Irene, 5) In video vanitas, 6) La petite promenade du poète;
7) Dentro il vento, 8) Le ore d’attesa, 9) Il tuffatore avventato

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Vivere lento, dopo due demo, è il garbato e maturo esordio discografico di Gerardo Attanasio, giovane autore campano. E’ un album delicato, la cui orecchiabile base di pop acustico è impreziosita da venature folk.

Arianna Marsico, Mescalina.it

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C’è ricerca, quasi una perversione da collezionista di dettagli. Lo vedi nettamente dalla scelta delle parole, dal muoversi delle note. C’è l’abilità di chi sa spingere l’istinto nella tecnica, senza essere manieristico né improvvisatore. Il giusto equilibrio che fa la differenza, la lettera che trasforma il cantatore in cantautore. Insomma, c’è il talento. Quello di creare e di portare avanti. Di credere. Di essere.

Luciana Manco, Lost Higways

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…a salvarlo dal baratro è la consapevolezza, ancora sotterranea ma avvertibile, che è di un rinnovamento dei linguaggi lirici e non solo ad aver bisogno la sua musica come quella di altri colleghi. Altrimenti non si spiegherebbe la chiusa, bella ma soprattutto inaspettata, con l'eterea e liberatoria Il tuffatore avventato. Non un capolavoro ma un segnale importante, a cui speriamo verrà dato un seguito.

Luca Barachetti, Sentireascoltare

 

CREDITS DISCO

Gerardo Attanasio - Vivere Lento, 2009
Arrangiamenti: Gerardo Attanasio
Registrato da Giovanni Vicinanza al Lavalab studio, Boscotrecase, (Na).
Mixaggio: Giovanni Vicinanza – Gerardo Attanasio al Lavalab studio.
Mastering: Carl Saff – Saff Mastering, Chicago, Illinois.

Progetto grafico: Andrea Iozzino
Fotografia: Enzo Ruocco

TESTI E CREDITS

A colei che è troppo gaia

Testo liberamente ridotto da A’ celle qui est trop gaie di Charles Baudelaire da G. Attanasio, musica di G. Attanasio. Gerardo Attanasio: voce, pianoforte, chitarre, synth; Catello Esposito: batteria; Fulvio Di Nocera: basso e contrabbasso; Catello Tucci: violoncelli; Francesco Gammone: chiarra battente; Giovanni Volpe: tammorra e percussioni

Un giardino nel sole il tuo capo
Con quelle pose, con quel sorriso
Che t’impazza giocoso sul volto
Come una brezza di paradiso

Il grigio passante che sfiori
Tinge il suo lutto dei tuoi colori
E giù dalle pieghe dei tuoi vestiti
Strali di festa per tutti i poeti

Ed io ti odio quanto ti amo
Tu sei la pazza di cui vado pazzo…

Trascino in giardino un’atonia
Mi sento addosso come un’ironia
Un sole vigliacco mi lacera il petto
Ricambierò con un degno dispetto

Questa insolenza di madre Natura
La pagherà un figlio della Primavera
Per questo smacco segnato sul cuore
Pagherà un fiore col suo dolore

Ed io ti odio quanto ti amo
Tu sei la pazza di cui vado pazzo…

E se in silenzio potessi arrancare
Verso le gioie rotonde del corpo
Striscerei muto come l’amore
Ad aprirti sul fianco uno squarcio profondo

E sorprenderti ai ritmi del buio
D’un’ora di fame sospesa una notte
Per punirti la carne gioiosa
Travolgerti al buio, schiacciarti le tette

Vertigine e miele, tutto in un baleno
Le tue nuove labbra, il mio scuro veleno

Billy the kid

Testo e musica di Gerardo Attanasio; Gerardo Attanasio: voce, chitarre acustiche, armonica; Marco Sorrentino: batteria e percussioni; Fulvio Di Nocera: contrabbasso; Giovanni Vicinanza: slide guitar; Raffaele Polimeno: pianoforte, organ

Lasciate ai cuori lenti le ombre della cella
si cavalcò per giorni nel fuoco dei tramonti
fra polvere riarsa e gigli del deserto
frugavo il Nuovo Messico dritta a fiato corto
e trappole i saloon, acquavite, spari
femmine in affitto e io un lupo in mezzo ai cani
qua chi s'intenerisce e non spara per primo
la morte se lo porta sul carro del becchino

fuggendo solitudini, sputando via il dolore
come un veleno amaro dai graffi sul mio cuore
mi guadagnai la vita con la mia mano ferma
offrii la mia sei colpi per non mangiare terra
mi diedi al brigantaggio e disperai mandriani
tuonando dalle mani su lupi e messicani
e sempre mi rapiva l'impero della notte
coi suoi venti di ghiaccio e grappoli di stelle
e il mattino se ne andò mostrandomi i suoi denti
non un sorriso, no, ma un mondo duro e senza guanti

e Pedro mi scrutava sgranando il suo rosario
d'astuzie consumate ai danni del più sciocco
e il vento ci pendeva, fra il mio e il suo vuoto un gesto
e un buco nel silenzio, un mormorio sospeso
raccolta alle finestre, sui portici deserti
sfilava la scommessa sul nostro addio alla festa
con l'anima al grilletto e gli occhi schiusi appena
un sordo lampo netto e ricadde sulla schiena

l'amico con la stella mi portò via alla scena
mi regalò un biglietto e un colpo sulla schiena
un crotalo e nient'altro come il silenzio attorno
come gli sguardi spenti che dormono anche il giorno
error di leggerezza ha scritto il mio tramonto
non tornerò al galoppo fra i gigli del deserto
ma un cuore sempre in guerra che tace e tutto sfida
a un dato punto pesa e ti sfugge dalle dita...

e il mattino se ne andò mostrandomi i suoi denti
non un sorriso, no, ma un mondo duro e senza guanti...

La rivoluzione

Testo e musica di Gerardo Attanasio; Gerardo Attanasio: voce, chitarra acustica, chitarre elettriche, mandolino elettrico, synth; Giovanni Volpe: batteria e percussioni; Fulvio Di Nocera: basso

Dimmi quello che vedi
Con che vieni in contatto
Se ci provi coi denti
O ti tieni distratto

Di tempesta in tempesta
Inventando la via
Un binario d’urgenza
Per la democrazia

“quanto costa il tuo pugno?
Pago quello che dici,
compro il fondo degli occhi
quando accordi o smentisci”

parte un volo di corvo
atterraggio Milano
dell’orribile mostro
si bacia, si bacia la mano

comincia qui la rivoluzione
è un lampo nell’anima che non fa rumore
non è clamore e il suo traguardo
è un filo di passi che ti porta all’altro…

una terra fantasma
nulla qui è come sembra
c’è una regola esausta
abortita in partenza

e il rovescio del giusto
è ordinaria sostanza
la teoria del più forte
praticata ad oltranza

ma che cosa distingue
l’uomo da un animale?
Quale semplice voce
In cui potersi specchiare?

Voglio un vivere lento
Senza più emorragie
Ne tributi a un potere
Che spara, che spara bugie

Comincia qui la rivoluzione
È un lampo nell’anima che non fa rumore
Non è clamore e il suo traguardo
È un filo di passi che ti porta all’altro…

Irene

Testo e musica di Gerardo Attanasio; Gerardo Attanasio: voce, chitarra classica ed acustica, pianoforte, farfisa, synth; Giovanni Volpe: batteria e percussioni; Fulvio Di Nocera: contrabbasso

Mille occhi ti mangiano, mille occhi ti contano i passi
Il tempo si ferma e sospira man mano che avanzi
E cuori in tumulto dietro un nastro di raso ai capelli
Fra i cuori che batti non uno che t’apra i cancelli…
Fransisko a Siviglia han detto ti scrive canzoni…
Lorenzo a Firenze ti pensa ed impasta colori
E chi non ha arte né parte da dedicare
Di giorno ti cerca, ti trova e non sa più parlare,
di notte t’insegue fra i sogni ed impara a volare…

sarà che per occhi più belli non si è pronti abbastanza,
che inventi una chimica nuova se tocchi la stanza
poi chi rompe il ghiaccio e propone il copione migliore
sei volte su sette di noia ti riempie le ore,
sei volte su sette si perde il tuo vero fiore…
e tu che chiedevi un incanto d’amore speciale,
sognavi una brace di miele per farvi annegare
più verdi promesse, le stesse per cui tremerai forte
fra un soffio o un pugno più lungo di tempo che morde…

ma adesso che corri da sola qualcosa si perde,
la notte ed il giorno han smarrito colore,
la corda si allenta e va tutto veloce,
il sogno ti sfugge e ti beffa al luce.

In video vanitas

Testo e musica di Gerardo Attanasio; Gerardo Attanasio: voce, chitarra classica ed acustica, pianoforte, farfisa, synth; Giovanni Volpe: batteria e percussioni; Fulvio Di Nocera: contrabbasso

Ella Fitzgerald
Babbo Natale
La Coca-Cola
E il cardinale

Son tutti belli
Tutti già dentro
Santi e modelli
Dietro lo schermo

Portatemi in TV
Per starci almeno un po’
Fo il cazzo che vuoi tu
Prendetemi con te
Che se ci siete voi
Ci posso stare anch’io
Fratelli del jet-set
Sono amico di Maria

Sono del giro
Frequento gente
Dello sfacelo
Son maggiorente

Specchio vorace
Delle mie brame
Chi è più coglione
Della mia fame?

La petite promenade du poète

Testo di Dino Campana; musica di Gerardo Attanasio; Gerardo Attanasio: voce, chitarra classica ed acustica; Fulvio Di Nocera: basso e contrabbasso

Me ne vado per le strade
strette oscure e misteriose:
vedo dietro le vetrate
affacciarsi Gemme e Rose.
Dalle scale misteriose
c'è chi scende brancolando:
dietro i vetri rilucenti
stan le ciane commentando.
La stradina è solitaria:
non c'è un cane: qualche stella
nella notte sopra i tetti:
e la notte mi par bella.
E cammino poveretto
nella notte fantasiosa,
pur mi sento nella bocca
la saliva disgustosa. Via dal tanfo
via dal tanfo e per le strade
e cammina e via cammina,
già le case son più rade.
Trovo l'erba: mi ci stendo
a conciarmi come un cane:
da lontano un ubriaco
canta amore alle persiane.

Dentro il vento

Testo di Gerardo Attanasio; musica di Gerardo Attanasio e Corrado Tortoriello; Gerardo Attanasio: voce, chitarre elettriche, synth; Giovanni Volpe: batteria; Fulvio Di Nocera: basso; Giovanni Vicinanza: chitarra acustica

Luce, luce
Del futuro
Più veleno di così…
Di fatica,
passi incerti
sei arrivata fino a qui
stringi adesso
queste dita,
piega i giorni
al tuo perché:
c’è un vento nuovo in poppa,
ti bacia sulla bocca…

dimmi che non ti basta…
ti respiro
dentro il vento,
sento che mi porti via
corro incontro
al tuo mistero
goccia di malinconia…
Sali piano
Come vino
Prendi tutto
Intorno a me
Come la notte i sogni,
t’accendi nei miei giorni…

dimmi che non ti basta…
se fossi solamente un gioco?
Che cosa muove i passi tuoi?
Stupore antico come fuoco,
che cosa so di te?
Che cosa sai di me?

…dimmi che non ti basta…

Le ore d'attesa

Testo e musica di Gerardo Attanasio; Gerardo Attanasio: voce, piano rhodes, pianoforte, chitarra, classica, acustica ed elettrica, synth, percussioni; Marco Sorrentino: batteria; Fulvio Di Nocera: contrabbasso; Catello Tucci: violoncello

Le ore d’attesa dall’ultimo abbraccio
Consumano un po’ del tuo sole di ghiaccio
La notte più incerta il giorno meno tuo
Ti gela il ricordo dei suoi baci al buio

E tu che l’aspetti mentendo più forte
E dici che in fondo ti è toccato in sorte
Un amore qualunque, identico a tanti
Eppure i suoi baci non riesci a scordarli

Sarà che l’amore s’insegue e si fugge
E lungi da chi ama le medie bonacce
Saranno rincorse, carezze ed astuzie
E spine più dolci, crudeli delizie

Se chiedi ti penti e se taci rodi
Ti vince la noia di giorni più lunghi
Dall’ultimo abbraccio le ore son giorni
E i giorni come anni ti pesan sugli occhi

Telefono spento, telefono muto
Ti spinge per strada a scovare qualcuno
Che sappia distrarti, strapparti all’attesa
Qualcuno che ceda a ogni tua pretesa

Il tuffatore avventato

Testo e musica di Gerardo Attanasio; Gerardo Attanasio: voce, chitarra acustica ed elettriche, synth; Alessandro de Vitti: batteria; Fulvio Di Nocera: basso

Perduto intanto ogni incanto
Mi tuffo o non tuffo
La roccia è accogliente
C’è un sacco di gente
E se salto o non salto
Se piove giù un pazzo
Ennesimo dubbio
A chi importerà mai?

Voce del mondo sul mondo
A sfilare i capelli
Ginestre intricate
E croste dorate
Lontano nel sole
Una vela si posa
Se andrà via o se resta
A chi importerà mai?

Ma ancora un piede resiste
l’istinto che insiste
ma tutto è compiuto
l’ho già programmato
nei giorni di noia
e nelle notti infinite
il finale alla storia
lo scrivo così

mi sembra tutto più bello
adesso che sono un puntino sospeso
fra cielo ed inferno
e ripenso ai miei giorni
alle rose in giardino
al mio cane supino
e le luci in città

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